Expo 2015, un’ipoteca sul diritto di sciopero?

Qualche giorno fa il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, ha precettato i lavoratori di Atm (Azienda Trasporti Milanesi) aderenti ai sindacati di base Cub e Usb, che avevano indetto uno sciopero dei trasporti milanesi per giovedì 11 giugno. Si tratta del secondo provvedimento del genere in poche settimane: anche il 15 maggio, infatti, il prefetto aveva soccorso Atm (ed Expo) impedendo ai lavoratori di incrociare le braccia in occasione di uno sciopero nazionale lanciato dall’Usb. La possibilità di mandare in tilt la mobilità cittadina durante Expo 2015 è la scusa utilizzata da Tronca per giustificare il ricorso al decreto di precettazione, arma già purtroppo sfoderata nel settore trasporti anche in occasione di importanti manifestazioni fieristiche come il Salone del Mobile.
ioscioperoAncora viva nella memoria del prefetto deve esser stato lo straordinario successo dello sciopero dei trasporti indetto dalla Cub il 18 aprile scorso, a soli tre giorni dall’apertura dei cancelli di Expo, proprio contro il piano di lavoro extra di macchinisti e tranvieri durante l’Esposizione universale. L’alta adesione dei lavoratori a quella giornata di lotta aveva di fatto sconfessato gli accordi Atm/Expo firmati da Cgil, Cisl, Uil, Faisa, Ugl, Sama e Orsa, e reso visibile a tutti il malcontento dei lavoratori costretti ai soliti inutili “sacrifici” in nome del grande evento, comprese nuove intensificazioni dei turni senza alcuna compensazione per le mansioni notturne o festive.
salamoralesIn quell’occasione Giuseppe Sala, Commissario unico di Expo 2015 e Amministratore delegato di Expo S.p.A., non aveva agitato il pugno chiuso come in occasione della visita a Rho-Pero del presidente della Bolivia (ed ex sindacalista) Evo Morales: aveva anzi bollato lo sciopero come “spiacevole”, “perché noi dobbiamo convincere 20 milioni di persone a venire” a Expo 2015″. Evidentemente, secondo Sala, i lavoratori dovrebbero limitarsi a sostenere senza fiatare col proprio malpagato lavoro l’evento, anche quando i vertici di Expo, dopo aver depredato il territorio spartendosi la torta degli appalti, tentano come in questo caso di scaricare i costi dell’Esposizione sulle loro spalle. Il tutto ovviamente con la complicità dei soliti sindacati compiacenti, sponsor dell’operazione. Comunque, qualora scoppiassero sacrosante proteste come nel caso degli autoferrotranvieri milanesi, Expo e Atm possono aspettarsi il soccorso dei poteri pubblici, sempre pronti, quando Expo 2015 è minacciato, ad allargare a dismisura le maglie della democrazia, stressandole fino al punto di rottura. E’ il caso di un’interpretazione alquanto “sbilanciata” della legge 146/90, che pure limita il diritto di sciopero, fatta in questi giorni da Tronca, che ben dovrebbe sapere che le vertenze non si risolvono a colpi di precettazioni.
Dopo aver indicato in Expo 2015 un laboratorio di precarizzazione nel quale vengono sperimentate nuove forme di sfruttamento come il lavoro non retribuito spacciato per “volontariato”, e aver constatato come tra i padiglioni persista uno “stato d’eccezione” fatto anche di schedature e licenziamenti politici, non ci stupiremmo di scoprire che Expo 2015 costituisce anche un’ipoteca sul diritto di sciopero. Per questo saremo a fianco dei lavoratori di Atm nelle prossime iniziative di lotta.

 

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