Schedature e licenziamenti politici in Expo 2015

Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori a denunciare casi di comportamenti discriminatori come quelli descritti in questo articolo rivolgendosi al Punto San Precario di Rho-Fiera così da poter valutare azioni a tutela dei propri diritti.

È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore

Statuto dei lavoratori, Art. 8 (Divieto di indagini sulle opinioni)

La storia è ormai nota, benché inspiegabilmente non susciti il clamore e l’indignazione che merita e la classe politica italiana sia incredibilmente chiusa in un imperscrutabile mutismo sulla questione. Ne ha parlato la prima volta il 15 maggio La Repubblica che, sotto il titolo “Effetto Daspo a Rho-Pero: ‘Per lavorare nel sito serve l’ok della Questura’”, raccontava come a dei lavoratori fosse stato negato dalla Questura il permesso per entrare nel sito Expo, dove avrebbero dovuto appunto lavorare.

Il meccanismo è il seguente: i dipendenti di aziende, agenzie, padiglioni necessitano di un accredito (materialmente: un pass) per poter entrare nel sito a svolgere il proprio lavoro. Le organizzazioni che operano all’interno di Expo hanno quindi l’obbligo di segnalare dipendenti e collaboratori alla “piattaforma accrediti” di Expo, a cui al momento sono registrati circa 30.000 persone. La richiesta di accredito arriva così alla Questura di Milano che vaglia il “background” di ogni singolo nominativo e comunica poi ad Expo il benestare o, viceversa, il diniego all’ingresso al sito. E’ poi Expo che formalmente comunica alle varie organizzazioni la concessione o meno delle credenziali di ingresso nel sito. Siamo al primo punto critico: chi decide chi entra nel sito e chi no? Questura o Expo? Da via Fatebenefratelli ci tengono a precisare che il parere della Questura “non è vincolante”, ma da Expo fanno sapere che nessuno si sognerebbe mai di assumersi la responsabilità di far entrare in un’”area di interesse strategico nazionale” una persona la cui “non idoneità” è stata segnalata direttamente dalla Questura.

Sta di fatto che sarebbero circa 500 i casi di lavoratrici e lavoratori già assunti per lavorare all’interno di Expo ma licenziati o ricollocati dopo il diniego all’ingresso al sito sulla base di un “parere riservato” della Questura. La testimonianza di un lavoratore che si è rivolto a San Precario ha dato il coraggio ad altri nella stessa condizione di palesarsi; assunto da Coop Lombardia a tempo determinato per lavorare al Supermercato del Futuro, già completati i periodi di formazione teorica e addestramento pratico, già in possesso delle uniformi, l’anonimo lavoratore che si è rivolto al Santo viene convocato in sede la vigilia dell’inaugurazione del grande evento, ma solo per ricevere il benservito: “Siamo spiacenti, ma il nostro rapporto di lavoro termina qui. La Questura di Milano non le ha rilasciato il pass per accedere all’area Expo. Capisce che se non può entrare in Expo e noi l’abbiamo assunta per lavorare ad Expo, da parte nostra il contratto decade. Arrivederci”. Ulteriori informazioni non vengono addotte dalle varie aziende, che conoscono semplicemente l’esito positivo o negativo del “parere” della Questura.

Anche al Punto San Precario di Rho-Fiera si sono rivolti dei lavoratori raggiunti dal medesimo provvedimento: alla richiesta di spiegazioni, Expo chiede di inviare una mail a BackgroundCheckDenialEnquiries@expo2015.email, e già ci fa specie l’esistenza di una mail creata ad hoc per le richieste di accredito negate dopo un controllo sul background dell’interessato. Ad ogni modo, la risposta copiaincollata che ci arriva è la seguente:

[…] per sua informazione, un accredito risulta negato da Expo 2015 quando la Questura ha riscontrato la presenza di background incompatibile con i livelli di sicurezza garantiti nel sito. Le regole d’ingaggio per essere accreditati a Expo 2015 sono differenti da quelle di qualunque altro evento, in quanto l’Expo è stata dichiarata obiettivo sensibile, nonché sito di interesse strategico nazionale, per cui, per essere accreditati, occorre non aver mai commesso reati.
Allegare visure o altri documenti non serve e, comunque, questi non vengono considerati. I controlli vengono fatti in altra sede ufficiale, accedendo a fonti più strutturate. Ovviamente nessun dettaglio o informazione specifica può transitare tramite terze parti o essere divulgata. Sono le autorità di Polizia a gestire queste informazioni. Quest’indirizzo email e la struttura che lo gestisce non hanno alcun legame diretto con la Questura e le autorità, né possono accedere ad alcuna informazione relativa al background delle singole persone. In specifici casi questa struttura può chiedere una riverifica di quanto già notificato, ma, si ribadisce, nessuna spiegazione o dettaglio verrà mai trasmessa per questo tramite. La risposta potrà essere solo di conferma del diniego o di rivalutazione della posizione.
L’interessato può trovare informazioni più specifiche all’indirizzo http://www.interno.gov.it/it/cittadini-e-imprese/informazioni-utili/come-sapere-siamo-presenti-nella-banca-dati-forze-polizia.

Al momento nessuno sa con esattezza quali siano i criteri utilizzati per valutare l’”idoneità” del “background” di chi richiede un pass di ingresso a Expo. Di certo questi non si riferiscono meramente a “conti aperti” con la giustizia, processi in corso, carichi pendenti o condanne definitive. La Questura non ha infatti negato di aver utilizzato nello “screening di sicurezza” anche informazioni “riservate” che vanno oltre i rilievi penali come i cosiddetti “reati di polizia”: da denunce che non sono arrivate a processo ad arresti senza condanna fino a più banali “segnalazioni” o “note” in schedari e banche dati in possesso delle forze di polizia. Tutto materiale “penalmente irrilevante” ma che in questo caso sta alla base di licenziamenti o viene comunque utilizzato per impedire a una persona di lavorare e quindi di accedere al reddito necessario per vivere. E meno male che Expo doveva esser l’evento salvifico in grado di trascinare il Paese fuori dalla crisi.

Tra l’altro, anche i lavoratori che si sono rivolti al nostro Sportello Biosindacale paiono smentire quanto inizialmente riferito da un funzionario di Polizia, secondo il quale per il filtro poliziesco “non viene tenuto conto di questioni politiche”. Anche i lavoratori incensurati riferiscono invece come, a memoria, le uniche condotte che potrebbero esser valutate come “biasimabili” siano proprio la partecipazione a cortei e manifestazioni, la frequentazione di centri sociali, quando non la qualifica di “attivista”. La cosa trova conferma in pressoché tutte le testimonianze apparse sui media in questi giorni.

Siamo dunque di fronte a una schedatura politica delle lavoratrici e dei lavoratori di Expo 2015 sulla base della quale i candidati a un posto di lavoro vengono assunti o, invece, sulla base della quale vengono condotti licenziamenti “preventivi” per i lavoratori già ingaggiati. L’assenza totale di trasparenza nella questione non può che condurre a un ampissimo margine di discrezionalità che sconfina con l’arbitrio più assoluto col quale vengono coperte evidenti discriminazioni su base politica.
Come spesso accade, la gravità inaudita di questa prassi ha anche un suo lato grottesco e beffardo: è il caso della giornalista che, vedendosi negare l’accredito a Expo come tale, entra nel sito da turista. Citiamo questo caso perché ci sembra che mandi in frantumi le supposte “ragioni di sicurezza” di un’“area di interesse strategico nazionale” che ha fatto dichiarare al viceministro dell’Interno Filippo Bubbico che “Expo è un sito sensibile […] ci sono delle attività di prevenzione i cui criteri non possono essere resi noti perché perderebbero di efficacia”.
Pur non essendo particolari estimatori del diritto borghese, ci piacerebbe chiedere al sonnecchiante mondo politico italiano se all’interno del sito di Expo 2015 valgano ancora le garanzie democratiche tutelate dall’ordinamento italiano. Oppure se all’eccezionalità del Grande Evento Salvifico – perciò bollato come “strategico” – debba accompagnarsi una sospensione della democrazia. Quantomeno ci piacerebbe sapere quale protocollo, ordinanza o disposizione di legge autorizzi un organo di polizia a farsi selezionatore dei lavoratori in base alle loro opinioni politiche. Insomma, ci piacerebbe sapere se, tra i padiglioni di Expo, sia ancora in vigore uno stato di diritto e la legalità costituzionale o non sia stato invece instaurato uno stato di polizia, a cui sono invece più consoni simili atti.

Ancorare l’assunzione di un lavoratore a un parere riservato di un organo di polizia sulle proprie opinioni è illegale: chiediamo quindi con forza che tale prassi cessi immediatamente in quanto rappresenta una negazione del diritto al lavoro e al reddito.


Facciamo appello alle lavoratrici e ai lavoratori a denunciare simili comportamenti discriminatori rivolgendosi al Punto San Precario di Rho-Fiera così da poter valutare azioni a tutela dei propri diritti.

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